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lunedì 1 giugno 2026

IGEOTURISTI a Montone (Pg)

 


Ciao geoturisti!

Oggi mi trovo in Umbria, nel cuore verde d'Italia. Nello specifico siamo nella ciclovia del fiume Tevere nel fondo valle che poi ci porterà a scoprire uno dei luoghi più caratteristici di queste zone, ovvero Montone, un piccolo borgo in pietra arroccato su queste colline. Dopo alcuni chilometri di salita, mi trovo nella bellissima Montone, mi hanno detto che c'è una sorta di cavità escavata dall'uomo molto particolare. C'entro proprio dentro. Ora lascio la mia bicicletta e ve la faccio vedere, ve la mostro.


Guardate che spettacolo. È una sorta di piccola galleria che mostra i depositi che costituiscono il substrato geologico di Montone. Questi conglomerati sono dei ciottoli, delle ghiaie e delle sabbie che stanno proprio al di sotto dell'edificato. Delle rocce, anzi delle terre in questo caso sedimentarie. Se ne vedono tante, ma soprattutto nelle varie cavità che si trovano sotto le abitazioni.

Sto pedalando per gli stretti vicoli di Montone che mi portano ad un punto panoramico fantastico. E da qui poi si può anche vedere la frana che andremo a visitare fra poco. Sono sceso da Montone, ho lasciato la bici lungo strada e mi sono addentrato nel campo però osservare da lontano questa enorme frana. Pensate, circa 4 ettari, ma non ci si può avvicinare troppo a causa della vegetazione. Qui si possono notare tutti gli elementi tipici delle frane complesse, come la scarpata e il deposito di frane che poi si affaccia sulla Valle del Tevere.

Dopo essere stato nei pressi di questa antica frana, ho di fronte a me un'antica chiesa tutta costruita in pietra, perché lo ripeto, qui ci sono tanti sedimenti sciolti, ma anche la Marnoso-Arenacea, quella formazione che si trova a strati un po' in tutta la parte di Toscana ed Umbria che ci compete. 


Quindi vi invito tutti a venire a vedere e visitare questi bellissimi luoghi anche noleggiando un bike per godervi il favoloso paesaggio del centro dell'Umbria.

Autore: Stefano Farinelli


Link al video:

Igeotursiti a Montone (Pg)


giovedì 23 aprile 2026

Alla scoperta dei 3 vulcani di San Venanzo in Umbria


Tra i fenomeni geologici più affascinanti, c’è sicuramente la potenza dei vulcani in eruzione e le attuali conoscenze del territorio regionale umbro sfatano tantissime leggende locali in cui sono presenti antichi vulcani spenti. Eppure, c’è un angolo di Umbria in cui i vulcani sono presenti per davvero. Alle pendici settentrionali del monte Peglia troviamo il paese di San Venanzo che dal 1999 ospita, nella cornice di Palazzo Faina, il Museo Vulcanologico. 

I Geoturisti vi portano alla scoperta di una delle zone più sorprendenti della storia geologica dell’Italia centrale, un luogo in cui il paesaggio racconta ancora oggi un’eruzione avvenuta circa 265.000 anni fa e capace di lasciare tracce uniche al mondo: I Vulcani di San Venanzo.

Camminare e scoprire quest’area dell’Umbria è possibile seguendo la sentieristica CAI con il Percorso “Anello dei Tre Vulcani” ed il Grande Anello Orvietano. Venire al Parco Vulcanologico significa entrare in un laboratorio naturale a cielo aperto, dove ogni dettaglio diventa una chiave per comprendere processi profondi che hanno modellato la crosta terrestre.

Il territorio fu interessato da un’attività vulcanica molto variegata: diverse fasi esplosive che hanno generato tre coni: Maar di San Venanzo, Pian di Celle e il cono eccentrico di Celli. Questi apparati, seppur modesti nelle dimensioni, sono straordinari per la qualità dei materiali eruttati, tra cui spiccano rocce e minerali rarissimi.

La roccia che è nota fra gli addetti ai lavori come “venanzite” (pietra di San Venanzo), è una roccia scura, compatta, ricca di minerali insoliti che testimoniano la risalita di magmi profondi. 

L’intera area è oggi protetta come Parco Vulcanologico e offre un percorso immersivo che permette di leggere il paesaggio come un libro aperto: i crateri ormai spenti, le colate consolidate, i depositi piroclastici stratificati, le forme circolari dei coni e le variazioni cromatiche del suolo sono elementi che guidano il visitatore in un viaggio nel tempo profondo.

Vi consigliamo, oltre che la scoperta del Parco anche la visita del Museo Vulcanologico, poichè completa il percorso rivelando diversi dettagli: un minerale dalle forme geometriche perfette, una superficie che ricorda la rapidità del raffreddamento, un cambiamento improvviso nella granulometria dei depositi che racconta la violenza di un singolo evento eruttivo. 


Tutto questo offre al geoturista, anche occasionale, un approfondimento chiaro e coinvolgente: modelli, campioni di rocce, ricostruzioni multimediali e pannelli esplicativi permettono di comprendere i processi che hanno dato origine ai vulcani e di interpretare ciò che si osserva lungo i sentieri. Questa modalità di esplorazione, particolarmente apprezzata dai bambini e giovani, è quella che si può fare anche con le didattiche del Museo Vulcanologico, aperto tutto l’anno su prenotazione. 

Esplorare questi vulcani significa immergersi in un paesaggio che conserva la memoria di un passato tumultuoso e allo stesso tempo offre un ambiente naturale armonioso, ricco di biodiversità e di scorci panoramici.


A cura di: Federico Famiani - Geologo, insegnante e guida Ambientale Escursionistica


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giovedì 16 aprile 2026

Geoturismo in Umbria : La Valmenotre


Nella montagna folignate la geologia e l’uomo si incontrano in numerosi luoghi dove il paesaggio diventa un connubio sorprendente.  La Valmenotre è un’incisione naturale che permette di osservare con grande chiarezza la struttura geologica dell’Appennino umbro-marchigiano. Pale si trova al centro di questo sistema: un paese appoggiato ai piedi del Sasso di Pale, noto anche come Monte di Pale (958 m s.l.m.). Percorrendo le vie del borgo, tra canali, antiche cartiere e il castello, si raggiunge un sentiero che si apre con potenti bancate calcaree e strati inclinati, testimonianza dell’antica presenza del mare. Le fratture che li attraversano raccontano, invece, i successivi movimenti tettonici che hanno modellato il paesaggio attuale. Le cascate dell’Altolina rappresentano uno dei punti più evidenti di questa dinamica. 

Qui il fiume Menotre scorre su rocce calcaree che si erodono e si ricostruiscono allo stesso tempo, grazie alla formazione di travertini alimentati da acque ricche di carbonato di calcio. Il risultato è un paesaggio in continua evoluzione, utile per comprendere come l’acqua modelli i versanti e influenzi la stabilità dei pendii. Le grotte dell’Abbadessa offrono un’altra prospettiva: il carsismo mostra la sua capacità di creare ambienti sotterranei attraverso processi lenti ma costanti di dissoluzione e deposizione. Cavità, concrezioni e condotti testimoniano la circolazione profonda delle acque e permettono di leggere la storia idrogeologica della valle. In questo contesto, il geoturismo non è solo visita, ma interpretazione.

Significa riconoscere i rapporti tra litologie, acque e morfologie; comprendere perché i paesi sorgono in punti specifici e come le risorse idriche abbiano guidato per secoli le attività umane. Un riferimento utile arriva dal borgo di Rasiglia, dove le sorgenti emergono con portate significative e costanti, alimentando un sistema di canali e opifici storici. Anche qui la geologia è il motore: un acquifero che accumula e rilascia acqua secondo ritmi legati alla struttura delle rocce e alle precipitazioni. Oltre all’attività produttivae dell’uomo ci sono anche luoghi mistici e ricchi di spiritualità come i tanti santuari e, in particolare, l’Eremo di Santa Maria Giacobbe. Questi luoghi aggiungono un ulteriore livello di lettura: luoghi di silenzio e isolamento costruiti dove la montagna offre ripari naturali, in un dialogo antico tra geologia e spiritualità. 


I nostri consigli:

La Valmenotre, insieme ai suoi borghi, forma così un insieme coerente per chi vuole leggere il territorio attraverso i processi naturali che lo hanno costruito. Un patrimonio che offre spunti scientifici, didattici e turistici, mostrando come la geologia sia un elemento chiave per comprendere e valorizzare il paesaggio umbro.


A cura di : Federico Famiani - Geologo, Docente e Guida Ambientale Escursionistica


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