Articolo di:
Federico Famiani, Caterina Zei, Stefano Farinelli.
Il Monte Subasio con i suoi 1290m sul livello del mare è una delle montagne più riconoscibili dell’Umbria: quella forma morbida “a dorso di tartaruga”, descritta già nel 1908 dal geologo Michele Gortani, spicca solitaria sopra la Valle Umbra. Pur facendo parte dell’Appennino, il Subasio è isolato rispetto alla dorsale principale e questo lo rende ancora più particolare nel paesaggio.
Le sue rocce raccontano una storia lunga milioni di anni. Sono calcari e marne formati sul fondo di un antico mare, tra il Giurassico Inferiore e il Miocene. Dentro queste rocce sono presenti talvolta ammoniti – oggi visibili nella mostra permanente di geopaleontologia – e minuscoli microfossili che testimoniano la vita marina dell’epoca. Quando l’Appennino iniziò a sollevarsi, questi strati si piegarono e si deformarono, creando la struttura che oggi vediamo chiaramente nei versanti del monte.
La parte sommitale del Subasio è un vero laboratorio naturale a cielo aperto. Qui l’acqua, infiltrandosi nelle fratture dei calcari, ha scavato nel tempo numerose depressioni chiamate doline. In zona vengono chiamate mortari e fosse, e sono tra le forme carsiche più affascinanti dell’Umbria.
I mortari sono doline profonde, nate dallo sprofondamento del terreno. Il più famoso è il Mortaro Grande, un’enorme conca di 270 metri di diametro e 60 di profondità. Poco distante si trova il Mortaiolo, una dolina “a calice” con pareti molto ripide.
Le fosse, sono doline “a scodella”, create soprattutto dalla dissoluzione della roccia. Tra queste spiccano la Fossa Rotonda, oggi impermeabilizzata per raccogliere acqua; la Fossa Cieca, nei pressi della vetta, più piccola; e il suggestivo lago presso Monte Pietrolungo, una dolina “a scodella” che ospita un piccolo lago stagionale.
Queste forme non raccontano solo la storia della natura, ma anche quella dell’uomo. Per secoli, infatti, le doline del Subasio sono state usate come “ghiacciaie naturali”: la loro forma permetteva di accumulare neve e conservarla per mesi. Accanto alle doline naturali si riconoscono ancora oggi buche artificiali scavate proprio per questo scopo.
I nostri consigli:
Camminare sul Subasio significa attraversare un paesaggio modellato dall’acqua, dal tempo e dall’ingegno umano. È un itinerario geoturistico che unisce scienza, storia e natura in uno dei luoghi più affascinanti, spirituali e sacri dell’Umbria.
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