domenica 12 aprile 2026

Perù: La montagna arcobaleno

La Montagna Arcobaleno, chiamata in lingua locale Montaña de Siete Colores o col suo vero nome Vinicunca, è diventata famosa in tutto il mondo grazie alla bellezza dei suoi strati colorati, così perfetti da sembrare dipinti da un artista. Ma come ha fatto la natura a creare un capolavoro del genere? Scopriamolo insieme a IGEOTURISTI!!


    

Ci troviamo in Perù, a una quota di 5.011 m s.l.m., ben oltre l’altezza delle più alte vette italiane. Per comprendere come riusciamo a godere di un paesaggio simile oggi, dobbiamo fare qualche passo indietro nel tempo: qui hanno lavorato come un efficientissimo team il tempo, la tettonica e l’azione erosiva dei ghiacci.


Siamo nel periodo che va dal Campaniano al Paleocene inferiore (75-63 milioni di anni fa), proprio a cavallo dell’estinzione di massa che causò la scomparsa dei dinosauri. Il paesaggio che ci circonda si presenta in modo molto diverso da quello attuale: al posto di queste altissime vette dobbiamo immaginare il mare, senza nessuna traccia delle montagne che vediamo oggi. Immaginiamo un bacino marino poco profondo, tidale e costiero - in questo ambiente, i sedimenti si depositano in strati sottili e alternati. Le formazioni rocciose che osserviamo sono infatti rocce sedimentarie, prevalentemente arenarie e argille, cioè rocce che si sono formate per la deposizione di particelle sul fondale marino. Ed è proprio qui che inizia la magia.


A gettare le basi per questa straordinaria varietà cromatica sono stati due fattori: la diversità del materiale che si deposita nel bacino — che vede il ferro come attore protagonista — e la variazione dell’ambiente deposizionale, poiché l’innalzamento e l’abbassamento del livello del mare generano un’instabilità ciclica.


Quando i sedimenti si depositano in un ambiente di acque superficiali ma ben ossigenate il ferro si lega con l’ossigeno creando minerali come l’ematite. Il risultato sono i colori della ruggine: il rosso, il marrone e l’arancione. Quando invece i sedimenti si depositano in acque poco ossigenate - ad esempio nei momenti in cui il bacino si arricchisce di materia organica in decomposizione o la circolazione dell’acqua rallenta rendendola stagnante - il ferro forma composti come la limonite o minerali ricchi in manganese, assumendo tonalità come: il verde, verde-grigio, il giallo e il bianco.

Poiché il livello del mare oscillava continuamente, le condizioni ossidanti e riducenti si alternavano nel tempo, creando una sequenza di strati colorati sovrapposti: una vera e propria “tavolozza naturale”.


Un altro aspetto fondamentale è la tipologia di apporto dei sedimenti erosi dalle terre emerse e trasportati nel bacino. Quando l’apporto ha una prevalenza di origine terrigena, i sedimenti sono ricchi in quarzo il quale contribuisce poco alla varietà cromatica. Quando l’apporto è di origine ignea — cioè costituito da particelle provenienti dall’erosione di rocce vulcaniche presenti nelle vicinanze del bacino — i sedimenti si arricchiscono di  miche e feldspati altamente reattivi poiché poco alterati grazie alla brevità del trasporto, e di conseguenza pronti a rilasciare ferro, manganese e altri elementi non appena entrano in contatto con l’ambiente sedimentario.

È stato proprio questo apporto igneo a fungere da vero amplificatore cromatico: i minerali instabili, reagendo diversamente in condizioni ossidanti o riducenti, moltiplicano la gamma di colori prodotti strato per strato.


     Figura 2: Suddivisione strati


Tutto questo, però, sarebbe rimasto nascosto ai nostri occhi senza l’intervento dell’orogenesi andina. La tettonica ha fatto il lavoro sporco: sollevando, fratturando e piegando questi strati. L’innalzamento delle Ande ha portato questi sedimenti marini a quote superiori ai 5.000 m. I ghiacci poi hanno fatto il resto. Come degli abili scultori, hanno eroso e levigato le superfici delle rocce. Il risultato? Uno dei paesaggi geologici più spettacolari del pianeta — un luogo in cui la storia della Terra si legge, letteralmente, a colori.

    FIGURA 3: Img realizzata con AI da Cecilia La                            Bella


INFO TURISTICHE

Cuzco è la base migliore dalla quale partire per visitare Vinicunca. Da qui sono numerosissime le agenzie che organizzano tour, sia privati che di gruppo, per raggiungere questa meta straordinaria. Un tour di gruppo costa generalmente intorno ai 40–50€, mentre i trasporti privati possono arrivare fino a 200€. Un’alternativa più economica è prendere un autobus collettivo verso Checacupe o Cusipata, e poi un taxi locale fino al punto di partenza del trekking. Le escursioni partono intorno alle 4–5 del mattino e rientrano nel pomeriggio.

Dal punto di arrivo dei taxi, la camminata fino al belvedere richiede circa 1–1,5 ore, variabili in base all’allenamento. Il percorso è di circa 7 km andata e ritorno, con un dislivello di 400 metri. Per chi preferisce non affrontare la salita a piedi, è possibile noleggiare un cavallo direttamente sul posto.

Data la quota elevata, il rischio di mal di montagna è concreto, ed è quindi fondamentale acclimatarsi bene prima di salire a Vinicunca. Si consiglia di trascorrere almeno un paio di giorni a Cuzco, già situata a 3.400 metri di altitudine, per abituare il corpo e godersi al meglio l’escursione.​​​​​​​​​​​​​​​


Di Cecilia La Bella - Geologa, Guida Ambientale Escursionistica e Assistente di volo

       https://www.instagram.com/ceci_lia.lab/

Link al post Instagram:

https://www.instagram.com/p/DW8Pr3jCPiz/?igsh=MXJhNjV2a3BhaDA1Zw==


giovedì 9 aprile 2026

DOLOMITI DI CONFINE - sulle tracce dei sentieri di guerra

Ripropongo una parte del diario di viaggio dell'anno 2021 sulle Alpi italiane.


Complice finalmente il bel tempo abbiamo deciso di avventurarci in una escursione che, partendo dal Passo Valparola ed arrivando al Passo Falzarego, raggiunge altezze fin quasi 3000 m.s.l.m.

Il sentiero subito si è mostrato per quello che è...molto inclinato con pendenze elevate fin dai primi metri. Avevamo scaricato (per stare più tranquilli) il tracciato in formato .gpx dal sito dell'Alta badia https://www.altabadia.org/it/estate/escursionismo-alpinismo/proposte-itinerari.html

In realtà, forse a causa della scarsa precisione del gps in questi luoghi, la traccia non sempre era seguibile facilmente sulla chiara roccia accumulata in depositi. In montagna il "detrito di versante" ovvero "sassi" che che si staccano dalle pendici e formano accumuli in cui gli escursionisti camminano creando ogni volta nuovi passaggi.


Armati di pazienza e seguendo altri amanti della montagna che ci precedevano, siamo saliti fin sotto il picco del Lagazuoi. Già, prima di svalicare la montagna, si potevano intravedere alcune delle gallerie escavate sulla dura roccia dolomitica. 

Un lavoraccio direi...poveri soldati costretti ad una vita, oltre che di guerra, anche di freddo nelle stagioni più ostili.
A noi resta una sorta di "groviera" in cui molto spesso queste gallerie sono comunicanti e trapassano anche ampi speroni di roccia fra versanti opposti della montagna.

EMOZIONI LUNGO IL CAMMINO...

Quasi arrivati in vetta non sono mancati passaggi emozionanti come passerelle sospese sul vuoto o brevi tratti di ferrata percorrendo un fondo fatto di gradoni in legno!! La manutenzione è da voto 10 e lode!!


Arrivati in cima a quote 2.800 m.s.l.m. il panorama che si mostra intorno a noi è spettacolare! la Marmolada, il Piz boè, il Fanes e l'altra parte delle dolomiti Ampezzane!
Dalla vetta si scorge il rifugio Lagazuoi con un sentiero, anzi una vera e propria strada di montagna sul crinale adatta un po' a tutti.


Il percorso poi scende in varie direzioni, fra qui il passo Falzarego, la nostra mèta di giornata!
Uno zig e zag con travi in legno a delimitare ampi gradoni ancora più comodi di quelli trovati in salita, gallerie ad ogni metro e sopratutto la pace che solo in montagna si può trovare.
Dopo circa un'oretta lasciato alle spalle il rifugio Lagazuoi, si intravede l'asfalto del passo e quindi la fine della nostra bellissima avventura di mezza giornata sulle Alpi fra Veneto e Trentino Alto Adige.

CURIOSITA'

In prossimità del passo Valparola c'è un bel museo sulla grande guerra che se interessati può aumentare la cultura sul questo conflitto mondiale.
.........
Abbiamo anche trovato un signore vestito da Alpino Austrungarico, il quale ci ha spiegato che esiste una differenza fra alpini italiani ed Austrungarici: la posizione della penna sul proprio cappello!!
.........
Gallerie e fortini incastonati nella roccia contengono ancora reperti e ricostruzioni del tempo mostrando come un soldato potesse vivere arroccato sulle montagne per mesi e mesi esposto al clima non certo confortevole!

Anche se un po' datato ed eravamo agli inizi ;) Qui il il video integrale del 2021!!!



martedì 7 aprile 2026

Geoturismo sulle terre del tufo: Pitigliano e Sorano

Autore/i: Stefano Farinelli, Federico Famiani, Caterina Zei.

Il Geoturismo, come nuova frontiera per conoscere le caratteristiche geologiche, ma  anche socio culturali di un luogo. Ne sono un esempio i numerosi Geoparchi e/o aree a Parco Nazionale, in cui si trovano Geositi ed ambienti modellati dalle dinamiche terrestri. L’attività del geoturismo, può essere svolta da chiunque sia interessato alla storia del pianeta terra, in associazione spesso alla pratica di sport all’aria aperta. Nello specifico il Geoturismo urbano, consente di apprezzare l’utilizzo delle rocce, poi divenute pietre, per la costruzione di strutture abitative, che molto spesso rispecchiano le risorse geologiche ivi presenti. Inoltre, non meno importante, l’utilizzo di emergenze naturalistiche positive, come attrazione per utenti su vario target di età ed estrazione sociale. 


GEOLOGIA DELLE AREE URBANE

Tutta l’area di studio geoturistico, fra Sorano e Pitigliano in Maremma, è ricoperta dai depositi vulcanici del complesso vulsino. Una zona a confine fra Toscana, Umbria e Lazio, dove si trovano numerose strutture ormai perlopiù inattive. Partendo da Nord dell’areale, si trova l’abitato di Sorano, per poi passare da Pitigliano. Qui sono presenti depositi vulcanici, maggiormente flussi piroclastici con matrice gialla, bianca o rosata. Il paesaggio per come lo conosciamo oggi, deve la sua bellezza anche agli agenti atmosferici che hanno scavato i banchi di roccia creando balze e calanchi dall’effetto visivo spettacolare.


GEOSITI PRESENTI

In questa area sono presenti numerosi Geositi anche di grande estensione spaziale. Tutto “l’altipiano” su depositi vulcanici, offre spunti interessanti per delimitare aree di interesse geologico. Le ripide pareti delle rupi su cui si fondano Sorano e Pitigliano, sono di per se affioramenti, in posto, che rappresentano un Geosito unico in continuità spaziale superficiale e in quota. Nei pressi delle rupi, si trovano le Vie cave, tipiche incisioni antropiche che risalgono al tempo degli Etruschi. Il sito di Vitozza, antico insediamento con grotte e pertugi, escavati nella roccia vulcanica. Necropoli con tombe etrusche interne ai banconi piroclastici e più a sud, le terme di Saturnia, nel comune di Manciano, con cascatelle principalmente formate su Travertino. 


GEOTURISMO A PITIGLIANO E SORANO

I borghi di Pitigliano e Sorano rappresentano un unicum nel proprio genere. Da qualsiasi parte si possa arrivare, questa zona di confine, della Maremma Toscana, risulta incastonata all’interno di boschi e meandri di piccole strade rurali (Parco Archeologico Città del Tufo). Non molto distanti dal mare, acquisiscono sapori e costumi legati all’entroterra. A partire dall’enogastronomia con salumi e carni pregiate accompagnati da vini vulcanici! Qui, si trovano vitigni che nascono e crescono al di sopra degli spessi banconi di materiale vulcanico solidificato. Il tufo, conferisce caratteristiche uniche ai vini che si ottengono dalla viticoltura. Alcuni studi, sono stati effettuati per determinare queste influenze che conferiscono precisi canoni di territorialità. Nelle “grotte” artificiali, si sviluppano condizioni di temperatura ed umidità ottime per la maturazione e conservazione dei vini stessi e di altri prodotti alimentari. In entrambi i centri storici, si possono ritrovare mura ed abitazioni costruite interamente con la pietra di origine vulcanica, come nella piccola ma caratteristica Sovana. Soffermandosi ad osservare questi blocchi, perfettamente scolpiti, si possono ritrovare oggetti che l’eruzione ha trasportato con forza e che poi sono rimasti all’interno della caotica nube. Elemento unico e che contraddistingue fortemente il paesaggio, sono le Vie cave che si diramano alla base dei banconi rocciosi. Strade di campagna, perlopiù immerse nella fitta vegetazione della macchia mediterranea, che collegano siti anche molto distanti fra loro. Venivano realizzate dagli antichi popoli per raggiungere facilmente un luogo B partendo da un punto A. Un sorta di direttrici che giungono fino all’interno delle imponenti necropoli. Qui la roccia è stata escavata con cura e precisione, al contrario delle strutture che si ergono al di sopra degli altipiani, si formano piccoli tunnel e nicchie buie dove venivano sepolti i deceduti. Nei pressi di Sorano, nascosta nel bosco c’è anche Vitozza, dove l’attività antropica ha ancora altri scopi! Piccole “buche” sulle pareti scoscese di roccia vulcanica utili per l’allevamento dei volatili. Come nella vicina Orvieto, i volatili venivano allevati per rendere quei popoli autosufficienti. 


INFO TURISTICHE:

Le terre di Maremma, possono essere visitate facilmente attraverso il geoturismo ed attraverso il trekking. Numerosi sentieri si districano fra le vie cave e le strade rurali, che collegano l’entroterra al litorale tirrenico. Utilizzando bici con pedalata solo muscolare o assistita (elettrica), si possono attraversare i 2 borghi all’interno di una singola giornata. Con alcune soste enogastronomiche e storico-culturali, da Nord a Sud, si ripercorre la storia del popolo etrusco che ha modellato e si è adattato alla tenera ma dura, roccia vulcanica.

Si può arrivare da varie parti del centro Italia, come Orvieto, Grosseto o provenendo dal lago di Chiusi.

sabato 4 aprile 2026

Monte Casale e il suo Sasso Spicco (Ar)


Autore/i: Stefano Farinelli, Federico Famiani, Caterina Zei.

IGEOTURISTI vi portano in Valtiberina, alla scoperta di geositi e luoghi ideali per praticare geoturismo. Nello specifico, sulle colline retrostanti il centro storico di Sansepolcro, si trova un antico Eremo francescano, nei pressi del toponimo “Monte Casale”. La struttura religiosa prende il nome dal suo toponimo, come spesso accade e si colloca a mezza costa sul versante valtiberino, appartenente al crinale appenninico. 
 
Il crinale, funge da spartiacque fra Toscana, Umbria e Marche, in un punto, poi, si ha proprio l’incrocio di queste 3 regioni ed è ovviamente chiamato “Poggio dei 3 termini”. La quota sul livello del mare raggiunge il suo massimo nei pressi del Monte dei Frati, a circa 1454 m.s.l.m. dove si trova un meraviglioso anfiteatro naturale su roccia Marnoso-Arencea: L’Alpe della Luna. 
Tornando all’Eremo di Monte Casale, antica struttura costruita in pietra locale, si trovano tracce di San Francesco da Assisi, che dormiva proprio su di un “letto” di roccia sedimentaria. Quando si arriva all’ingresso, si percepisce l’importanza dell’utilizzo delle rocce, che diventano pietre da costruzione. L’arenaria, formata da granelli molto piccoli, costituisce parte integrante della formazione sopra citata.

Oltrepassata la struttura religiosa, percorrendo un sentiero ripido e scosceso, in parte ristrutturato di recente, si raggiunge il luogo dove si trova il Geosito di interesse: Il sasso Spicco di Monte Casale. Enorme corridoio in roccia che accompagna gli escursionisti, fino ad una cascatella ricca di acqua, maggiormente nella stagione autunno-invernale. Qui si apprezza il dominio della Marnoso-Arenacea in tutto il suo splendore, dove, l’enorme blocco di arenaria compatta e tabulare al tetto, sporge sui meno consistenti straterelli di Marne argilliti/Siltiti che nel tempo si sono più facilmente erosi. Il corridoio, si dice essere stato frequentato da San Francesco, quando voleva rimanere in silenzio e preghiera contornato dalla fauna selvatica. Per info: www.eremomontecasale.it

INFO TURISTICHE:
Per raggiungere Monte Casale in auto, si percorre la strada asfaltata che proviene da Sansepolcro, inizialmente seguendo le indicazioni per fraz. Montagna e poi, girando sulla destra, seguendo le indicazioni per M.Casale. A piedi, si arriva sia per asfalto, ma principalmente per gli escursionisti, grazie a i vari sentieri segnati provenienti dalla vicina Umbria o dalla Toscana in arrivo dal crinale.

venerdì 3 aprile 2026

Un sentiero fra le forme uniche della Val D'Orcia




Autore/i: Caterina Zei, Federico Famiani, Stefano Farinelli.

Questo paesaggio è conosciuto in tutto il mondo per le sue curve iconiche e quell'aspetto quasi lunare che ha incantato registi e fotografi. Eppure, le Biancane di Leonina sono molto più di un semplice scenario da cartolina: sono un archivio a cielo aperto che racconta una storia iniziata quattro milioni di anni fa, scopriamolo con I Geoturisti.

Per cogliere l'anima di questo luogo bisogna immaginare un tempo in cui, al posto delle attuali vallate, si estendeva un braccio di mare profondo 200 metri. Siena sarebbe stata una città di costa e i fiumi che scendevano dai monti del Chianti riversavano in acqua detriti. Mentre i blocchi di roccia restavano a riva, le particelle più sottili e leggere — le argille — si concentravano nel centro del bacino, depositandosi sul fondo.

Circa un milione di anni fa, con il ritiro delle acque, quel fondale è emerso, regalandoci le Crete Senesi. Ancora oggi, camminando tra le pieghe del terreno, non è raro imbattersi in conchiglie fossili di ostriche o resti di antichi abitanti marini, come delfini e squali, testimoni di un passato sommerso.

L’elemento che rende Leonina un geosito unico sono le Biancane: cupole argillose chiamate amichevolmente "Dorsi di Elefante" per la loro forma tonda e rugosa. Queste formazioni sono una rarità mondiale, presenti quasi solo qui, nel volterrano e in pochi altri luoghi al mondo.

Il loro segreto è nel colore. Il candore è dovuto alla Thenardite, un sale che l’acqua piovana scioglie all'interno dell'argilla e che il sole, evaporando, riporta in superficie come una delicata efflorescenza. Regalando così alle colline un candore che muta con le stagioni: grigio d'estate, bruno quando piove e bianco splendente nelle giornate fredde e limpide.

Il sentiero tra geologia e arte

Oggi è possibile immergersi in questo scenario attraverso il Sentiero Naturalistico di Leonina. Si tratta di un percorso ad anello, adatto a tutti, che permette di camminare proprio tra questi "mammelloni" d’argilla. Lungo il tracciato, lo sguardo spazia tra le micro-fratture del suolo e le piccole piramidi di terra protette da sassolini, un ecosistema fragilissimo modellato dal vento e dall'acqua.

Il cammino culmina in un luogo panoramico: il Site Transitoire. Qui, la monumentale scultura di Jean-Paul Philippe dialoga con l'orizzonte, offrendo una "finestra" di pietra che incornicia il paesaggio.


giovedì 2 aprile 2026

Il monte Subasio: un viaggio nella geologia dell'Umbria

Articolo di:

Federico Famiani, Caterina Zei, Stefano Farinelli.

Il Monte Subasio con i suoi 1290m sul livello del mare è una delle montagne più riconoscibili dell’Umbria: quella forma morbida “a dorso di tartaruga”, descritta già nel 1908 dal geologo Michele Gortani, spicca solitaria sopra la Valle Umbra. Pur facendo parte dell’Appennino, il Subasio è isolato rispetto alla dorsale principale e questo lo rende ancora più particolare nel paesaggio.

Le sue rocce raccontano una storia lunga milioni di anni. Sono calcari e marne formati sul fondo di un antico mare, tra il Giurassico Inferiore e il Miocene. Dentro queste rocce sono presenti talvolta ammoniti – oggi visibili nella mostra permanente di geopaleontologia – e minuscoli microfossili che testimoniano la vita marina dell’epoca. Quando l’Appennino iniziò a sollevarsi, questi strati si piegarono e si deformarono, creando la struttura che oggi vediamo chiaramente nei versanti del monte.

La parte sommitale del Subasio è un vero laboratorio naturale a cielo aperto. Qui l’acqua, infiltrandosi nelle fratture dei calcari, ha scavato nel tempo numerose depressioni chiamate doline. In zona vengono chiamate mortari e fosse, e sono tra le forme carsiche più affascinanti dell’Umbria.

I mortari sono doline profonde, nate dallo sprofondamento del terreno. Il più famoso è il Mortaro Grande, un’enorme conca di 270 metri di diametro e 60 di profondità. Poco distante si trova il Mortaiolo, una dolina “a calice” con pareti molto ripide.

Le fosse, sono doline “a scodella”, create soprattutto dalla dissoluzione della roccia. Tra queste spiccano la Fossa Rotonda, oggi impermeabilizzata per raccogliere acqua; la Fossa Cieca, nei pressi della vetta, più piccola; e il suggestivo lago presso Monte Pietrolungo, una dolina “a scodella” che ospita un piccolo lago stagionale.

Queste forme non raccontano solo la storia della natura, ma anche quella dell’uomo. Per secoli, infatti, le doline del Subasio sono state usate come “ghiacciaie naturali”: la loro forma permetteva di accumulare neve e conservarla per mesi. Accanto alle doline naturali si riconoscono ancora oggi buche artificiali scavate proprio per questo scopo.


I nostri consigli:

Camminare sul Subasio significa attraversare un paesaggio modellato dall’acqua, dal tempo e dall’ingegno umano. È un itinerario geoturistico che unisce scienza, storia e natura in uno dei luoghi più affascinanti, spirituali e sacri dell’Umbria.

mercoledì 1 aprile 2026

Chi sono IGEOTURISTI ?

Benvenuti nel nuovo spazio web de IGEOTURISTI ❤️


Sono Stefano e l'idea è nata dalla volontà di unire due mie passioni: quella del turismo lento, con bici, corsa, camminata, trekking, arrampicata, alla mia professione di geologo”. Sono divulgatore ed assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze. Da maggio scorso il mio progetto I Geoturisti ha preso forma: non il geologo che martella le rocce, ma un esperto che avvicina le persone alle scienze della Terra attraverso un linguaggio accessibile e uno strumento immediato come i video sui social. Ma non me ne occupo da solo! Ho coinvolto al momento 9 colleghi, geologi, ricercatori, guide ambientali, naturalisti, docenti, distribuiti da nord a sud della penisola.

Federico Famiani dall'Umbria, Caterina Zei dalla Toscana, Sabrina Mugnos dal Piemonte, Silvia Ilacqua dalla Sicilia, Luana Ricci dal Lazio, Luigi Sanciu dalla Sardegna e poi Cecilia La Bella e Marco Vinci dal Lazio, Claudia Caruso dalla Calabria. "Hanno accettato questa proposta inizialmente un po' sconosciuta di divulgazione attraverso Instagram e Facebook". Non organizzano escursioni, almeno per il momento. “Il nostro obiettivo è diverso: suggerire luoghi, raccontare attraverso brevi audio-video le meraviglie geologiche accessibili a tutti, outdoor ma anche urbane”. Un nuovo modo di viaggiare per turisti consapevoli e vogliosi di nuove esperienze, quelli che amano muoversi in bicicletta o a piedi, senza cercare avventure estreme ma autentiche. 

#geoturismo #igeoturisti


Perù: La montagna arcobaleno

La Montagna Arcobaleno, chiamata in lingua locale Montaña de Siete Colores o col suo vero nome Vinicunca, è diventata famosa in tutt...