La Montagna Arcobaleno, chiamata in lingua locale Montaña de Siete Colores o col suo vero nome Vinicunca, è diventata famosa in tutto il mondo grazie alla bellezza dei suoi strati colorati, così perfetti da sembrare dipinti da un artista. Ma come ha fatto la natura a creare un capolavoro del genere? Scopriamolo insieme a IGEOTURISTI!!
Ci troviamo in Perù, a una quota di 5.011 m s.l.m., ben oltre l’altezza delle più alte vette italiane. Per comprendere come riusciamo a godere di un paesaggio simile oggi, dobbiamo fare qualche passo indietro nel tempo: qui hanno lavorato come un efficientissimo team il tempo, la tettonica e l’azione erosiva dei ghiacci.
Siamo nel periodo che va dal Campaniano al Paleocene inferiore (75-63 milioni di anni fa), proprio a cavallo dell’estinzione di massa che causò la scomparsa dei dinosauri. Il paesaggio che ci circonda si presenta in modo molto diverso da quello attuale: al posto di queste altissime vette dobbiamo immaginare il mare, senza nessuna traccia delle montagne che vediamo oggi. Immaginiamo un bacino marino poco profondo, tidale e costiero - in questo ambiente, i sedimenti si depositano in strati sottili e alternati. Le formazioni rocciose che osserviamo sono infatti rocce sedimentarie, prevalentemente arenarie e argille, cioè rocce che si sono formate per la deposizione di particelle sul fondale marino. Ed è proprio qui che inizia la magia.
A gettare le basi per questa straordinaria varietà cromatica sono stati due fattori: la diversità del materiale che si deposita nel bacino — che vede il ferro come attore protagonista — e la variazione dell’ambiente deposizionale, poiché l’innalzamento e l’abbassamento del livello del mare generano un’instabilità ciclica.
Quando i sedimenti si depositano in un ambiente di acque superficiali ma ben ossigenate il ferro si lega con l’ossigeno creando minerali come l’ematite. Il risultato sono i colori della ruggine: il rosso, il marrone e l’arancione. Quando invece i sedimenti si depositano in acque poco ossigenate - ad esempio nei momenti in cui il bacino si arricchisce di materia organica in decomposizione o la circolazione dell’acqua rallenta rendendola stagnante - il ferro forma composti come la limonite o minerali ricchi in manganese, assumendo tonalità come: il verde, verde-grigio, il giallo e il bianco.
Poiché il livello del mare oscillava continuamente, le condizioni ossidanti e riducenti si alternavano nel tempo, creando una sequenza di strati colorati sovrapposti: una vera e propria “tavolozza naturale”.
Un altro aspetto fondamentale è la tipologia di apporto dei sedimenti erosi dalle terre emerse e trasportati nel bacino. Quando l’apporto ha una prevalenza di origine terrigena, i sedimenti sono ricchi in quarzo il quale contribuisce poco alla varietà cromatica. Quando l’apporto è di origine ignea — cioè costituito da particelle provenienti dall’erosione di rocce vulcaniche presenti nelle vicinanze del bacino — i sedimenti si arricchiscono di miche e feldspati altamente reattivi poiché poco alterati grazie alla brevità del trasporto, e di conseguenza pronti a rilasciare ferro, manganese e altri elementi non appena entrano in contatto con l’ambiente sedimentario.
È stato proprio questo apporto igneo a fungere da vero amplificatore cromatico: i minerali instabili, reagendo diversamente in condizioni ossidanti o riducenti, moltiplicano la gamma di colori prodotti strato per strato.
Figura 2: Suddivisione strati
Tutto questo, però, sarebbe rimasto nascosto ai nostri occhi senza l’intervento dell’orogenesi andina. La tettonica ha fatto il lavoro sporco: sollevando, fratturando e piegando questi strati. L’innalzamento delle Ande ha portato questi sedimenti marini a quote superiori ai 5.000 m. I ghiacci poi hanno fatto il resto. Come degli abili scultori, hanno eroso e levigato le superfici delle rocce. Il risultato? Uno dei paesaggi geologici più spettacolari del pianeta — un luogo in cui la storia della Terra si legge, letteralmente, a colori.
FIGURA 3: Img realizzata con AI da Cecilia La BellaINFO TURISTICHE
Cuzco è la base migliore dalla quale partire per visitare Vinicunca. Da qui sono numerosissime le agenzie che organizzano tour, sia privati che di gruppo, per raggiungere questa meta straordinaria. Un tour di gruppo costa generalmente intorno ai 40–50€, mentre i trasporti privati possono arrivare fino a 200€. Un’alternativa più economica è prendere un autobus collettivo verso Checacupe o Cusipata, e poi un taxi locale fino al punto di partenza del trekking. Le escursioni partono intorno alle 4–5 del mattino e rientrano nel pomeriggio.
Dal punto di arrivo dei taxi, la camminata fino al belvedere richiede circa 1–1,5 ore, variabili in base all’allenamento. Il percorso è di circa 7 km andata e ritorno, con un dislivello di 400 metri. Per chi preferisce non affrontare la salita a piedi, è possibile noleggiare un cavallo direttamente sul posto.
Data la quota elevata, il rischio di mal di montagna è concreto, ed è quindi fondamentale acclimatarsi bene prima di salire a Vinicunca. Si consiglia di trascorrere almeno un paio di giorni a Cuzco, già situata a 3.400 metri di altitudine, per abituare il corpo e godersi al meglio l’escursione.
Di Cecilia La Bella - Geologa, Guida Ambientale Escursionistica e Assistente di volo
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