martedì 5 maggio 2026

Dancalia: Lago di lava Erta Ale



In questo articolo si parla di un luogo inospitale ma anche unico nel proprio genere. Siamo nel continente africano, più precisamente in Etiopia - Dancalia. Una regione continentale in cui si trovano numerosi vulcani. 


Ne è un esempio l'Erta-Ale che da origine ad uno SPETTACOLO DELLA NATURA il lago di lava!


Luca Lupi, esperto esploratore con un passato decennale nella ricerca di queste forme proprio in Dancalia ne parla sinteticamente per IGEOTURISTI.

"Un lago di lava attivo è una grossa quantità di lava incandescente che ribolle in continuazione all’interno di una depressione vulcanica. Rappresenta la porzione superficiale di una colonna di magma contenuta all’interno di un condotto vulcanico. Questo lago di lava per mantenere inalterato nel tempo la sua attività, ha bisogno di essere costantemente alimentato da magma caldo spinto da moti convettivi provenienti dalla camera magmatica sottostante".

Di sicuro un luogo dove non tutti possono fare geoturismo ma con grande fascino attira scienziati da tutto il mondo.

 

A cura di: Stefano Farinelli - Geologo, docente, divulgatore scientifico

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domenica 3 maggio 2026

Fissure ridge di Rapolano Terme, dove l’acqua si fa pietra


 Nel cuore ondulato delle Crete Senesi, Rapolano Terme custodisce un tesoro di rarità mondiale che trasforma il paesaggio in un museo geologico a cielo aperto. È qui che Igeoturisti vi portano oggi, proponendo la scoperta di una location d’eccezione: il "fissure ridge" situato in prossimità delle Terme di San Giovanni. Questa straordinaria formazione non è una semplice roccia, ma una vera e propria scultura d’acqua e di gas, nata da un processo millenario che vede la Terra "respirare" attraverso profonde fratture della crosta. Immaginate una ferita nel terreno da cui, per secoli, sono sgorgate acque calde cariche di minerali; nel momento in cui l’acqua incontra l’atmosfera, la liberazione dell’anidride carbonica provoca la precipitazione del carbonato di calcio, che si deposita strato dopo strato ai lati della sorgente, dando così origine al travertino. Il risultato è una cresta rocciosa rettilinea, un muro naturale che si eleva per circa 10 metri e si sviluppa in lunghezza per ben 250 metri, segnando il profilo delle colline con una precisione quasi architettonica. Questa imponente dorsale di travertino, larga 30 metri, è un monumento geologico relativamente giovane – le sue rocce risalgono a circa 24.000 anni fa – e rappresenta un’occasione unica per il geo-turismo. Una delle curiosità più affascinanti per il visitatore è la possibilità, sulla sommità della cresta, di ripercorrere la stretta fessura continua che attraversa tutta la struttura, quasi fosse la bocca di un vulcano d’acqua che un tempo alimentava l'intera formazione. Il sito è tuttora in parte vivo: alle estremità della dorsale si possono ancora osservare piccoli coni e vaschette da cui fluiscono emissioni liquide e gassose a una temperatura di circa 40 gradi centigradi. Queste sono accompagnate dal tipico odore di uova marce continuando l'incessante opera di costruzione minerale.  Non ne siete convinti? Avvicinate l’orecchio lungo queste aperture, potrete sentire gorgogliare i liquidi profondi che risalgono in superfice. 

Poco distante a meno di un centinaio di metri, si trova la Mofeta del Bossoleto: una dolina naturale larga 50 cm e profonda 10 m satura di CO2, un vero laboratorio a cielo aperto dove specie vegetali uniche si sono adattate a vivere nell'atmosfera del futuro.

Passeggiare lungo questi elementi naturali significa toccare con mano l'energia che modella la Toscana da millenni, e dopo questa esperienza geo-turistica non si può non chiudere la giornata con un bel bagno nelle calde acque delle terme!


A cura di: Caterina Zei - Geologa e Divulgatrice Scientifica
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domenica 26 aprile 2026

Il Parco geologico dei Monti Rognosi - Anghiari (Ar)

 


IGEOTURISTI vi portano in Valtiberina, alla scoperta di geositi e luoghi ideali per praticare geoturismo. Nello specifico, sulle colline retrostanti il centro storico di Anghiari, si trova un luogo naturale unico nel proprio genere. Si tratta del Parco delle ofioliti dei Monti Rognosi! Un nome che subito fa intendere luoghi che per certi versi si mostrano selvaggi e che nascondono segreti geoturistici di assoluto pregio. L’Appennino centrale è ricco di Geodiversità ed in Valtiberina Toscana se ne trova una buona parte. Ad esempio, gli ammassi rocciosi magmatici chiamati “Ofioliti dei Monti Rognosi” ad Anghiari (Ar). Enormi frane sottomarine e corpi magmatici, formati e poi emersi dalle profondità di antichi oceani. Si possono visitare sia in bici e che a piedi, gustando tutto il fascino di colline in cui le rocce hanno un colore verde scuro, quasi blu. Si alternano Gabbri, Basalti, Serpentiniti, in base alla tipologia di raffreddamento e/o processo deformativo. Numerosi sono i cristalli che si vedono anche ad occhio nudo. La vegetazione arborea è rada e costituita perlopiù da conifere, piantate all’inizio del secolo scorso. Un sottobosco molto particolare, la “Gariga” con specie erbacee ed arbustive di pregio come la Stipa o conosciuta con il nome di “Lino delle Fate”. La serie ofiolitica si presenta i numerosi affioramenti che sfoggiano colorazioni fra il verde scuro ed il rosso scuro.

In questo meraviglioso contesto geoturistico, i sentieri, numerosi, sono egregiamente manutenuti da associazioni del luogo e spesso conducono alla “Fabbrica della Natura”, un luogo con naturale vocazione divulgativa. Centro Visita dei Monti Rognosi, accoglie pietre ed altri elementi del particolare ecosistema ivi presente. Se si ha un buon spirito di osservazione, fa scorgere nelle sue mura, pietre incastrate di vario genere, fra cui proprio le

famose Ofioliti. 


Non molto distante dalla struttura si trova la “Ferriera” dove un tempo si estraeva, da antiche

miniere, un metallo molto pregiato: il Rame. Infatti le Ofioliti sono rocce ricche di minerali fra cui metalli ed amianto serpentino. Per info: www.toscanadappennino.it



INFO TURISTICHE:

Per raggiungere il Parco delle Ofioliti dei Monti Rognosi, si può dirigersi verso Anghiari e da li seguire le indicazioni verso località “Carmine” e “Col di Paiolo”. Un saliscendi asfaltato che conduce all’interno del bosco di conifere più conosciuto. Da li partono sentieri che si possono anche identificare negli appositi pannelli informativi che raccontano anche storie e leggende locali.


A cura di: Stefano Farinelli - Geologo, docente, divulgatore scientifico


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giovedì 23 aprile 2026

Alla scoperta dei 3 vulcani di San Venanzo in Umbria


Tra i fenomeni geologici più affascinanti, c’è sicuramente la potenza dei vulcani in eruzione e le attuali conoscenze del territorio regionale umbro sfatano tantissime leggende locali in cui sono presenti antichi vulcani spenti. Eppure, c’è un angolo di Umbria in cui i vulcani sono presenti per davvero. Alle pendici settentrionali del monte Peglia troviamo il paese di San Venanzo che dal 1999 ospita, nella cornice di Palazzo Faina, il Museo Vulcanologico. 

I Geoturisti vi portano alla scoperta di una delle zone più sorprendenti della storia geologica dell’Italia centrale, un luogo in cui il paesaggio racconta ancora oggi un’eruzione avvenuta circa 265.000 anni fa e capace di lasciare tracce uniche al mondo: I Vulcani di San Venanzo.

Camminare e scoprire quest’area dell’Umbria è possibile seguendo la sentieristica CAI con il Percorso “Anello dei Tre Vulcani” ed il Grande Anello Orvietano. Venire al Parco Vulcanologico significa entrare in un laboratorio naturale a cielo aperto, dove ogni dettaglio diventa una chiave per comprendere processi profondi che hanno modellato la crosta terrestre.

Il territorio fu interessato da un’attività vulcanica molto variegata: diverse fasi esplosive che hanno generato tre coni: Maar di San Venanzo, Pian di Celle e il cono eccentrico di Celli. Questi apparati, seppur modesti nelle dimensioni, sono straordinari per la qualità dei materiali eruttati, tra cui spiccano rocce e minerali rarissimi.

La roccia che è nota fra gli addetti ai lavori come “venanzite” (pietra di San Venanzo), è una roccia scura, compatta, ricca di minerali insoliti che testimoniano la risalita di magmi profondi. 

L’intera area è oggi protetta come Parco Vulcanologico e offre un percorso immersivo che permette di leggere il paesaggio come un libro aperto: i crateri ormai spenti, le colate consolidate, i depositi piroclastici stratificati, le forme circolari dei coni e le variazioni cromatiche del suolo sono elementi che guidano il visitatore in un viaggio nel tempo profondo.

Vi consigliamo, oltre che la scoperta del Parco anche la visita del Museo Vulcanologico, poichè completa il percorso rivelando diversi dettagli: un minerale dalle forme geometriche perfette, una superficie che ricorda la rapidità del raffreddamento, un cambiamento improvviso nella granulometria dei depositi che racconta la violenza di un singolo evento eruttivo. 


Tutto questo offre al geoturista, anche occasionale, un approfondimento chiaro e coinvolgente: modelli, campioni di rocce, ricostruzioni multimediali e pannelli esplicativi permettono di comprendere i processi che hanno dato origine ai vulcani e di interpretare ciò che si osserva lungo i sentieri. Questa modalità di esplorazione, particolarmente apprezzata dai bambini e giovani, è quella che si può fare anche con le didattiche del Museo Vulcanologico, aperto tutto l’anno su prenotazione. 

Esplorare questi vulcani significa immergersi in un paesaggio che conserva la memoria di un passato tumultuoso e allo stesso tempo offre un ambiente naturale armonioso, ricco di biodiversità e di scorci panoramici.


A cura di: Federico Famiani - Geologo, insegnante e guida Ambientale Escursionistica


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giovedì 16 aprile 2026

Geoturismo in Umbria : La Valmenotre


Nella montagna folignate la geologia e l’uomo si incontrano in numerosi luoghi dove il paesaggio diventa un connubio sorprendente.  La Valmenotre è un’incisione naturale che permette di osservare con grande chiarezza la struttura geologica dell’Appennino umbro-marchigiano. Pale si trova al centro di questo sistema: un paese appoggiato ai piedi del Sasso di Pale, noto anche come Monte di Pale (958 m s.l.m.). Percorrendo le vie del borgo, tra canali, antiche cartiere e il castello, si raggiunge un sentiero che si apre con potenti bancate calcaree e strati inclinati, testimonianza dell’antica presenza del mare. Le fratture che li attraversano raccontano, invece, i successivi movimenti tettonici che hanno modellato il paesaggio attuale. Le cascate dell’Altolina rappresentano uno dei punti più evidenti di questa dinamica. 

Qui il fiume Menotre scorre su rocce calcaree che si erodono e si ricostruiscono allo stesso tempo, grazie alla formazione di travertini alimentati da acque ricche di carbonato di calcio. Il risultato è un paesaggio in continua evoluzione, utile per comprendere come l’acqua modelli i versanti e influenzi la stabilità dei pendii. Le grotte dell’Abbadessa offrono un’altra prospettiva: il carsismo mostra la sua capacità di creare ambienti sotterranei attraverso processi lenti ma costanti di dissoluzione e deposizione. Cavità, concrezioni e condotti testimoniano la circolazione profonda delle acque e permettono di leggere la storia idrogeologica della valle. In questo contesto, il geoturismo non è solo visita, ma interpretazione.

Significa riconoscere i rapporti tra litologie, acque e morfologie; comprendere perché i paesi sorgono in punti specifici e come le risorse idriche abbiano guidato per secoli le attività umane. Un riferimento utile arriva dal borgo di Rasiglia, dove le sorgenti emergono con portate significative e costanti, alimentando un sistema di canali e opifici storici. Anche qui la geologia è il motore: un acquifero che accumula e rilascia acqua secondo ritmi legati alla struttura delle rocce e alle precipitazioni. Oltre all’attività produttivae dell’uomo ci sono anche luoghi mistici e ricchi di spiritualità come i tanti santuari e, in particolare, l’Eremo di Santa Maria Giacobbe. Questi luoghi aggiungono un ulteriore livello di lettura: luoghi di silenzio e isolamento costruiti dove la montagna offre ripari naturali, in un dialogo antico tra geologia e spiritualità. 


I nostri consigli:

La Valmenotre, insieme ai suoi borghi, forma così un insieme coerente per chi vuole leggere il territorio attraverso i processi naturali che lo hanno costruito. Un patrimonio che offre spunti scientifici, didattici e turistici, mostrando come la geologia sia un elemento chiave per comprendere e valorizzare il paesaggio umbro.


A cura di : Federico Famiani - Geologo, Docente e Guida Ambientale Escursionistica


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domenica 12 aprile 2026

Perù: La montagna arcobaleno

La Montagna Arcobaleno, chiamata in lingua locale Montaña de Siete Colores o col suo vero nome Vinicunca, è diventata famosa in tutto il mondo grazie alla bellezza dei suoi strati colorati, così perfetti da sembrare dipinti da un artista. Ma come ha fatto la natura a creare un capolavoro del genere? Scopriamolo insieme a IGEOTURISTI!!


    

Ci troviamo in Perù, a una quota di 5.011 m s.l.m., ben oltre l’altezza delle più alte vette italiane. Per comprendere come riusciamo a godere di un paesaggio simile oggi, dobbiamo fare qualche passo indietro nel tempo: qui hanno lavorato come un efficientissimo team il tempo, la tettonica e l’azione erosiva dei ghiacci.


Siamo nel periodo che va dal Campaniano al Paleocene inferiore (75-63 milioni di anni fa), proprio a cavallo dell’estinzione di massa che causò la scomparsa dei dinosauri. Il paesaggio che ci circonda si presenta in modo molto diverso da quello attuale: al posto di queste altissime vette dobbiamo immaginare il mare, senza nessuna traccia delle montagne che vediamo oggi. Immaginiamo un bacino marino poco profondo, tidale e costiero - in questo ambiente, i sedimenti si depositano in strati sottili e alternati. Le formazioni rocciose che osserviamo sono infatti rocce sedimentarie, prevalentemente arenarie e argille, cioè rocce che si sono formate per la deposizione di particelle sul fondale marino. Ed è proprio qui che inizia la magia.


A gettare le basi per questa straordinaria varietà cromatica sono stati due fattori: la diversità del materiale che si deposita nel bacino — che vede il ferro come attore protagonista — e la variazione dell’ambiente deposizionale, poiché l’innalzamento e l’abbassamento del livello del mare generano un’instabilità ciclica.


Quando i sedimenti si depositano in un ambiente di acque superficiali ma ben ossigenate il ferro si lega con l’ossigeno creando minerali come l’ematite. Il risultato sono i colori della ruggine: il rosso, il marrone e l’arancione. Quando invece i sedimenti si depositano in acque poco ossigenate - ad esempio nei momenti in cui il bacino si arricchisce di materia organica in decomposizione o la circolazione dell’acqua rallenta rendendola stagnante - il ferro forma composti come la limonite o minerali ricchi in manganese, assumendo tonalità come: il verde, verde-grigio, il giallo e il bianco.

Poiché il livello del mare oscillava continuamente, le condizioni ossidanti e riducenti si alternavano nel tempo, creando una sequenza di strati colorati sovrapposti: una vera e propria “tavolozza naturale”.


Un altro aspetto fondamentale è la tipologia di apporto dei sedimenti erosi dalle terre emerse e trasportati nel bacino. Quando l’apporto ha una prevalenza di origine terrigena, i sedimenti sono ricchi in quarzo il quale contribuisce poco alla varietà cromatica. Quando l’apporto è di origine ignea — cioè costituito da particelle provenienti dall’erosione di rocce vulcaniche presenti nelle vicinanze del bacino — i sedimenti si arricchiscono di  miche e feldspati altamente reattivi poiché poco alterati grazie alla brevità del trasporto, e di conseguenza pronti a rilasciare ferro, manganese e altri elementi non appena entrano in contatto con l’ambiente sedimentario.

È stato proprio questo apporto igneo a fungere da vero amplificatore cromatico: i minerali instabili, reagendo diversamente in condizioni ossidanti o riducenti, moltiplicano la gamma di colori prodotti strato per strato.


     Figura 2: Suddivisione strati


Tutto questo, però, sarebbe rimasto nascosto ai nostri occhi senza l’intervento dell’orogenesi andina. La tettonica ha fatto il lavoro sporco: sollevando, fratturando e piegando questi strati. L’innalzamento delle Ande ha portato questi sedimenti marini a quote superiori ai 5.000 m. I ghiacci poi hanno fatto il resto. Come degli abili scultori, hanno eroso e levigato le superfici delle rocce. Il risultato? Uno dei paesaggi geologici più spettacolari del pianeta — un luogo in cui la storia della Terra si legge, letteralmente, a colori.

    FIGURA 3: Img realizzata con AI da Cecilia La                            Bella


INFO TURISTICHE

Cuzco è la base migliore dalla quale partire per visitare Vinicunca. Da qui sono numerosissime le agenzie che organizzano tour, sia privati che di gruppo, per raggiungere questa meta straordinaria. Un tour di gruppo costa generalmente intorno ai 40–50€, mentre i trasporti privati possono arrivare fino a 200€. Un’alternativa più economica è prendere un autobus collettivo verso Checacupe o Cusipata, e poi un taxi locale fino al punto di partenza del trekking. Le escursioni partono intorno alle 4–5 del mattino e rientrano nel pomeriggio.

Dal punto di arrivo dei taxi, la camminata fino al belvedere richiede circa 1–1,5 ore, variabili in base all’allenamento. Il percorso è di circa 7 km andata e ritorno, con un dislivello di 400 metri. Per chi preferisce non affrontare la salita a piedi, è possibile noleggiare un cavallo direttamente sul posto.

Data la quota elevata, il rischio di mal di montagna è concreto, ed è quindi fondamentale acclimatarsi bene prima di salire a Vinicunca. Si consiglia di trascorrere almeno un paio di giorni a Cuzco, già situata a 3.400 metri di altitudine, per abituare il corpo e godersi al meglio l’escursione.​​​​​​​​​​​​​​​


Di Cecilia La Bella - Geologa, Guida Ambientale Escursionistica e Assistente di volo

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giovedì 9 aprile 2026

DOLOMITI DI CONFINE - sulle tracce dei sentieri di guerra

Ripropongo una parte del diario di viaggio dell'anno 2021 sulle Alpi italiane.


Complice finalmente il bel tempo abbiamo deciso di avventurarci in una escursione che, partendo dal Passo Valparola ed arrivando al Passo Falzarego, raggiunge altezze fin quasi 3000 m.s.l.m.

Il sentiero subito si è mostrato per quello che è...molto inclinato con pendenze elevate fin dai primi metri. Avevamo scaricato (per stare più tranquilli) il tracciato in formato .gpx dal sito dell'Alta badia https://www.altabadia.org/it/estate/escursionismo-alpinismo/proposte-itinerari.html

In realtà, forse a causa della scarsa precisione del gps in questi luoghi, la traccia non sempre era seguibile facilmente sulla chiara roccia accumulata in depositi. In montagna il "detrito di versante" ovvero "sassi" che che si staccano dalle pendici e formano accumuli in cui gli escursionisti camminano creando ogni volta nuovi passaggi.


Armati di pazienza e seguendo altri amanti della montagna che ci precedevano, siamo saliti fin sotto il picco del Lagazuoi. Già, prima di svalicare la montagna, si potevano intravedere alcune delle gallerie escavate sulla dura roccia dolomitica. 

Un lavoraccio direi...poveri soldati costretti ad una vita, oltre che di guerra, anche di freddo nelle stagioni più ostili.
A noi resta una sorta di "groviera" in cui molto spesso queste gallerie sono comunicanti e trapassano anche ampi speroni di roccia fra versanti opposti della montagna.

EMOZIONI LUNGO IL CAMMINO...

Quasi arrivati in vetta non sono mancati passaggi emozionanti come passerelle sospese sul vuoto o brevi tratti di ferrata percorrendo un fondo fatto di gradoni in legno!! La manutenzione è da voto 10 e lode!!


Arrivati in cima a quote 2.800 m.s.l.m. il panorama che si mostra intorno a noi è spettacolare! la Marmolada, il Piz boè, il Fanes e l'altra parte delle dolomiti Ampezzane!
Dalla vetta si scorge il rifugio Lagazuoi con un sentiero, anzi una vera e propria strada di montagna sul crinale adatta un po' a tutti.


Il percorso poi scende in varie direzioni, fra qui il passo Falzarego, la nostra mèta di giornata!
Uno zig e zag con travi in legno a delimitare ampi gradoni ancora più comodi di quelli trovati in salita, gallerie ad ogni metro e sopratutto la pace che solo in montagna si può trovare.
Dopo circa un'oretta lasciato alle spalle il rifugio Lagazuoi, si intravede l'asfalto del passo e quindi la fine della nostra bellissima avventura di mezza giornata sulle Alpi fra Veneto e Trentino Alto Adige.

CURIOSITA'

In prossimità del passo Valparola c'è un bel museo sulla grande guerra che se interessati può aumentare la cultura sul questo conflitto mondiale.
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Abbiamo anche trovato un signore vestito da Alpino Austrungarico, il quale ci ha spiegato che esiste una differenza fra alpini italiani ed Austrungarici: la posizione della penna sul proprio cappello!!
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Gallerie e fortini incastonati nella roccia contengono ancora reperti e ricostruzioni del tempo mostrando come un soldato potesse vivere arroccato sulle montagne per mesi e mesi esposto al clima non certo confortevole!

Anche se un po' datato ed eravamo agli inizi ;) Qui il il video integrale del 2021!!!



Dancalia: Lago di lava Erta Ale

In questo articolo si parla di un luogo inospitale ma anche unico nel proprio genere. Siamo nel continente africano, più precisamente in Eti...